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Ballando il blues

La motivazione principale che spinge a tutto questo continuo strascicar di piedi, volteggiare, dimenarsi, stringersi, staccarsi, riprendersi e, comunque, sembre ballare, sta nell’ininterrotto tentativo di colpire i blue devil, costringendoli ad allontanarsi e così potersela spassare un po’.

Ciò non costituisce soltanto un fine conclusivo ma si realizza anche quando lo si fa. E questa è la ragione per cui, qualsiasi sia la musica, tutto fa ricordare che ci si trova tra gente che veste in modo elegante, mangia, ride, parla, si maschera, beve, si pavoneggia, si unisce e fa l’amore, ed è anche la ragione dell’esservi partecipe e del senso della propria presenza. Perchè a volte, specialmente quando si è molto giovani e si sta in un angolo della sala da ballo e ci si chiede timidamente se e come andare là dove siedono le ragazze (sulle cui prerogative qui si può sorvolare) in attesa di qualcuno che si avvicini per chiedere loro di ballare, è come se l’orchestra vi stesse incitando con parole pazze e senza senso. Ai tempi d’oro delle grandi sale da ballo, come il Savoy [……] era come se si venisse scelti e chiamati a cimentarsi, mostrando di che si fosse capaci, la propria volontà e la leggerezza nel guidare la ragazza prescelta su e giù per la pista, in lungo e in largo e attraverso, come se si trattasse di penetrare negli inferi dei blue devil e uscirne salvaguardando intatta la stiratura del suo vestito, come se proprio si fosse il principe delle favole e lei la principessa dei racconti di fate.

Non ci si illuda che questa qualità possa essere acquisita e conservata una volta per sempre, ma quando si sentisse dire, come nelle favole, che dopo aver superato la sua gran prova l’eroe, da allora è sempre vissuto felice e contento, nessuno pensi che egli abbia potuto rinunciare e godersi il ritiro, ma sappia piuttosto che questa sua esperienza può aver reso più penetrante il suo sguardo, lo può aver reso più esperto, più resistente e, dunque, un po’ più preparato a confrontarsi con gli eventi. Anche per lui ci saranno, infatti, sempre nuovi draghi, che in definitiva non sono che la manifestazione della natura stessa, come il cattivo tempo.

Inoltre, giammai finora è successo che qualcuno sia riuscito a liberarsi per sempre dai blues, perchè questi demoni si possono solo allontanare e costringere a star nascosti finchè dura. Essi sono sempre lì, invece, in attesa e in agguato, di modo che la possibilità di ritirarsi in riposo è proprio fuori questione. Ma, per quanto si possa essere diventati dei vecchi esperti, a volte tutto quel che si può fare è ascoltare l’insistente, continua lotta del batterista contro i blue devil col suo cembalo a pedale, anche se a distanza (ed è come se fosse il tempo stesso che va ripetendo e sottolineando il suo allerta), e tutto ciò che ciascuno può fare per ricacciarli là dove si meritano, tra sporcizie e viltà, consiste nel battere il piede a ritmo e nel far schioccare le dita.

Ballando il blues di Albert Murray

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