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Gimme a pigfoot

‘ Le feste a pagamento (rent parties) cui presi parte, e che si tenevano la sera del sabato, erano spesso più divertenti di ogni locale notturno. Avevano luogo in appartamenti che Dio sa chi abitasse – perchè di rado ci abitavano gli ospiti – ma spesso il pianoforte era accompagnato da una chitarra, o da una cornetta scompagnata, o da qualcuno che capitava con un paio di tamburi.
Si poteva comprare per pochi cents della atroce acquavite di contrabbando, del buon pesce fritto e delle fumanti interiora. Ballo canzoni e improvvisate continuavano finchè l’alba sfiorava le finestre. Queste feste, che spesso erano definite “ricevimenti o balli intimi”, si annunciavano di solito con manifesti vivacemente colorati, affissi alle porte degli ascensori. Quasi ogni sabato sera, quando abitavo ad Harlem, andavo a queste feste. Ci scrissi su decine di poesie e divorai quintali di pesce fritto e di zampe di maiale con i relativi rinfreschi. Vi conobbi cameriere e autisti di camion, operai e lustrascarpe, sarte e portieri. Ho ancora nelle orecchie le loro risate, la lenta, soffice musica; sento ancora tremare il pavimento mentre le coppie ballano ‘ (Langston Hughes, The Big Sea, Alfred A. Knopf, New York 1945; ed italiana: Nel mare della vita, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1948).

‘ Gimme a pigfoot ‘, una famosa canzone cantata da Bessie Smith offre una descrizione intensa e realistica dell’atmosfera di un rent party. Ecco le parole tradotte da Arrigo Polillo (in Jazz, Mondadori, 1997).



Su ad Harlem ogni sabato sera,
quando i negri si riuniscono l’ambiente è fantastico;
tutti si riuniscono per un ballo che dura tutta la notte,
e quello che fanno è ‘tut!, tut!, tut!’.
La vecchia Hannah Brown che sta dall’altra parte della città
si riempie di whisky e si mette a ballare il breakdown;
e all’alba potete sentire la vecchia Hannah che dice:
‘ Dammi una zampa di maiale e una bottiglia di birra,
mandami in estasi amico, che non me ne importa niente;
ho proprio voglia di fare la matta,
dai da bere al pianista perchè mi sta deprimendo.
Ha del ritmo si’, quando batte il piede,
mi manda dritta a dormire;
state bene attenti che non vi trovino i rasoi e le rivoltelle,
dobbiamo ballare tutti quando arriva il carrozzone [della polizia];
voglio una zampa di maiale e una bottiglia di birra;
mandami in estasi che non me ne importa niente; stendimi perchè non me ne importa.
Ballate lo shimmy fino a quando spunta il sole;
dammi una sigaretta di marijuana e un bicchiere di gin:
stendimi, perchè sono in peccato; stendimi perchè sono piena di gin ‘.

Mario Sabatino

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