Il Lindy hop

Il Lindy hop è una danza swing afroamericana nata ad Harlem, New York, negli anni '20 - '30 del secolo scorso in un'epoca immediatamente precedente al periodo della grande depressione, una crisi economica e sociale di enormi dimensioni scoppiata con il crollo di Wall Street del 24 ottobre 1929.

Il lindy hop si balla prevalentemente in coppia ma esistono routine che prevedono dei passi da esegure da soli (solo steps). La struttura della danza è in 8 tempi. Il lindy hop è una danza con numerose figure ed acrobazie ed include elementi derivati dal charleston, dal tip tap, dallo shag e dal cakewalk.

Nell'epoca della musica swing il lindy hop è stato un vero fenomeno di massa. Centinaia di ballerini senza discriminazioni di razza affollavano le ballroom americane dove si esibivano le grandi orchestre swing. Il lindy hop è stato negli anni trenta e quaranta del secolo scorso un vero esempio di integrazione culturale tra bianchi e neri ed insieme allo swing fu il primo fenomeno sociale trasversale nella storia degli Stati Uniti.

(testo tratto dalla voce Lindy hop su Wikipedia)

Cerca nel web mondiale tutto sul lindy hop

mercoledì 31 dicembre 2008

Due documentari sul Summer Jamboree


Su segnalazione di Laura "Lalla Hop", donna dell'anno della scena romana, eccovi due documentari sul Summer Jamboree.

Tanti SwingAuguri di buon anno a tutti !



Magazzini Rai

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martedì 28 ottobre 2008

Jitterbug.com - Una compagnia telefonica !



Non credo ai miei occhi ma è vero ! Negli States esiste una compagnia telefonica che si chiama Jitterbug. Guardate lo spot .....

Swing dance a Milano - Gli appuntamenti ed i corsi degli SwingGuys


LUNEDI – Icaro Dance via Nazionale dei Giovi 32 – Cesano Maderno (MI) – tel. 0362/524033 335/5896971

20.30 swing base

MARTEDI – Yamambo’ via Bisceglie MI – tel. 0289072110

20.30 swing int/av

MERCOLEDI – Yamambo’ via Bisceglie MI – tel. 0289072110

20.30 swing interm

21.30 swing base

GIOVEDI – Tambien – Via G. Reiss Romoli 9 – Settimo Milanese MI – tel. 3315685685

20.30 swing base

Corsi, non tenuti direttamente dagli Swinguys in altre zone di Milano::

martedì – Caffè Caribe – V.le Procaccini – ore 20.30 corso di boogie woogie/swing (insegnante Roberto)

martedì Blu Caribe – via Gramsci 9, Seregno – ore 21.15 swing base (insegnante Peppe e Ilaria)

giovedì – Banda Latina – v.le Lombardia 27 – Brugherio boogie woogie/swing insegnante Tommy

Serate swing:

Mercoledì – APPALOOSA (viale Europa 35 – Cusago) prima sala musica latina, seconda salsa serata swing con DJ Pupo e animazione Swinguys

Domenica - MILWAUKE 50’s Diner – serata salsa-swing, tutta la miglior musica anni 50-60!!!Boogie woogie, cha cha cha, mambo, rock and roll, lindy hop, boogaloo!!

Swinguys

tel. +39 3357109699

skype: swinguys-italy

www.swinguys.com


giovedì 9 ottobre 2008

domenica 5 ottobre 2008

The Cat's Corner

L'angolo nord-est del Savoy, sulla destra guardando il palco principale, era il luogo dove tutti i ballerini di lindy hop sognavano di ballare. Il Cat's Corner o semplicemente Corner era un'area riservata ai ballerini più bravi che così potevano esprimere al meglio le proprie doti anche acrobatiche senza creare problemi nel resto della sala. Frankie Manning racconta nella sua autobiografia (Ambassador of Lindy Hop, Temple University Press) che tutti potevano ballare nel Corner, a condizione che ne avessero la capacità ed il coraggio.

mercoledì 1 ottobre 2008

Breve storia del blues, di Gaetano Moccia



Secondo molti studiosi il termine Blues ebbe origine dall'espressione "I have the blue devils" (letteralmente "Ho i diavoli blu") indicativa di uno stato di depressione, di profonda disperazione del popolo nero americano che, per scacciare la malinconia e per esorcizzare il proprio malessere e le proprie tensioni comunicandoli alla propria gente, cantava i Blues. La storia dei neri d'America o afroamericani e delle loro forme di espressione artistico-musicali sono profondamente legate e la storia del Blues sintetizza l'evoluzione dalle originarie matrici africane alla formazione di una nuova identita' storica e culturale. Le radici più profonde del Blues risalgono storicamente nell'esigenza dei neri ridotti in schiavitù di sviluppare nuove forme di espressione per comunicare tra loro, giacche' gli schiavi provenivano da zone diverse dell'Africa e parlavano lingue differenti. Essi dovettero inventarsi un linguaggio che doveva essere il piu' possibile incomprensibile per i padroni bianchi, per i "sorveglianti"; si sviluppo' cosi' un linguaggio metaforico, basato sui double talks. Proprio nelle piantagioni dove lavoravano gli schiavi, per sopportare meglio la fatica e coordinare le proprie azioni con quelle dei compagni, l'elementare scansione ritmica del lavoro divenne la base su cui sovrapporre semplici iterazioni vocali secondo la tipica matrice antifonale e responsoriale proprio di derivazione africana. Da qui nacque la struttura dei worksongs. Intorno alla meta' del XIX secolo negli Stati del Sud era molto popolare uno spettacolo basato sull'ironia caricaturale delle caratteristiche dei neri, detto ministrelsy: in pratica intrattenitori bianchi si dipingevano il volto di nero e, per la gioia di un pubblico esclusivamente bianco, imitavano sarcasticamente i tratti caratteristici, le movenze e la musicalita' dei neri. Alcuni neri entrarono nel circuito del ministrelsy, accettando quell'ambito espressivo in quanto gli consentiva, sotto l'apparente contraddittorieta' della satira autodenigratoria, di farsi beffe del loro pubblico bianco, ponendo in realta' le basi per l'affermazione del black ministrelsy nel quale i neri davano sfoggio delle loro qualita' musicali attraverso quelle che vennero poi definite coon songs, le canzoni dei "negri".

Leggi il seguito QUI

sabato 27 settembre 2008

Jack and Jill



Il Jack and Jill (J&J) o Dance With a Stranger (DWAS) è una competizione di ballo in cui la combinazione di leader e follower è casuale. Le regole possono essere diverse. Generalmente le coppie sorteggiate restano fisse durante tutta la competizione almeno fino all'eliminazione di uno dei due componenti. Infatti viene giudicato il singolo e non la coppia; pertanto in caso di elliminazione di uno dei partner si formeranno, nel corso della competizione, delle nuove coppie con i ballerini rimasti in gara che abbiano a loro volta perso il proprio compagno perchè eliminato. Di solito non è permesso a due ballerini che fanno coppia regolarmente di partecipare insieme alla competizione. Lo spirito della gara consiste infatti nel mischiare le combinazioni di leader e follower. Il Jack & Jill è una gara di improvvisazione, quindi non sono permesse coreografie e costumi. E' una gara molto divertente per gli spettatori ed i concorrenti e non esiste raduno, lindy exchange o evento di un certo rilievo senza una competizione di Jack & Jill. Per farvi un'idea, anzi forse qualcosa di più di un'idea, guardate il video sopra.
Secondo quanto riportato da Wikipedia l'ideatore del J&J sarebbe Jack Carey http://www.swingdancecouncil.com/halloffame2.html#carey : "Jack is credited with coining the term 'Jack & Jill' in the 1950's and inventing a particular type of dance contest in which the dancer does not know in advance what the music will be, nor who will be his or her partner."

martedì 16 settembre 2008

Shim sham shimmy

Lo shim sham è una line dance che ci riporta alla radici del ballo swing. Ogni ballerino di swing che si rispetti deve conoscere lo shim sham shimmy. Nel mondo esistono diverse versioni della routine. Qui di seguito trovate due video con la tradizionale versione che ci è stata insegnata da Frankie Manning un video con la versione di Al Minns e Leon James e due video con la versione elaborata da Dean Collins.

Per imparare ....



Per ripassare ....



Savoy shim sham - Al Minns e Leon James



Dean Collins shim sham - Dean Collins



venerdì 12 settembre 2008

La sfida

Quel pomeriggio al Savoy discutevamo del più e del meno, quando Whitey ci comunicò che un grande evento era alle porte: le big band di Chick Webb e Count Basie si sarebbero sfidate. Conoscevamo tutti Chick perchè Chick era il boss al Savoy. Count lo conoscevamo di fama. ' Viene da Kansas City, ed è molto bravo ' disse Snookie. Snookie si intendeva di musica e con il suo modo colorito di parlare, gesticolando sosteneva che Chick avrebbe dovuto guardarsi da Basie. ' Dovete ascoltarlo ragazzi ! ', disse ad alta voce mettendo un suo disco sul grammofono. Count Basie aveva un sound molto bluesy, tanto swing ma anche molto bluesy. Snookie disse che il piccolo ragazzo – riferendosi a Chick Webb – avrebbe avuto qualche problema la notte della sfida. Bill allora si alzo in piedi e con tono minaccioso disse a Snookie di non dire sciocchezze ' Chick non teme rivali, è il vero unico re dello swing '. Snookie gli rispose che un nuovo sound stava arrivando ed era il sound di Count Basie. Allora, come spesso accadeva in quei frangenti, il gruppo si divise ed ognuno disse la sua creando un certo scompiglio. Ad un certo punto improvvisamente tutti si zittirono, era arrivato Chick Webb per le prove ed aveva assistito alla scena.

Chick suonava un grande swing ma non amava particolarmente i ballerini. ' Mettono a soqquadro i locali e distraggono il pubblico dalla mia musica, questi jitterbugs ...'. Quale affronto maggiore per il boss del Savoy, sentire che nella sua tana, c'era qualcuno che dubitava della sua vittoria contro Basie. Chick non disse nulla ma passò via sbuffando. Whitey assistette in silenzio. Chick gli passò davanti e sibilando gli disse: ' Hey man, non ho bisogno dei tuoi ballerini, non mi importa di cosa dicano o facciano '. Whitey lo guardò fisso negli occhi. ' Si l'ho detto, così stanno le cose, prendere o lasciare ', disse ancora Chick. Whitey conservò la calma ed andò via senza replicare.

La notte della sfida l'atmosfera del Savoy era elettrizzante. Avrebbe cominciato la big band di Chick Webb. Whitey prima che iniziassero a suonare diede a tutti i ballerini l'ordine di non scendere in pista a ballare. Fu un grande shock vedere la band di Webb senza i ballerini che danzavano freneticamente al ritmo del suo swing. Sicuramente la performance di Webb e della sua band ne risentirono. Whitey aveva dimostrato a Chick Webb che aveva bisogno dei ballerini.

Quando venne il momento di Basie scendemmo tutti in pista. Il Savoy esplose.

giovedì 11 settembre 2008

Dancin' the blues

Ballando il blues è il titolo di un famoso libro di Albert Murray, ma non è del libro che vi voglio parlare.



In questo video culto per gli appassionati si notano due ballerini ad un concerto all'aperto di Muddy Waters che improvvisano alcuni passi di solo blues. Da qualche parte ho letto che dovrebbe trattarsi di Al Minns e Leon James ma non mi è possibile verificare la fonte.




In quest'altro video vediamo alcuni passi fondamentali.



Infine i diversi modi per connettersi al partner.

Ragazzi mi sembra interessante ! Mi piacerebbe approfondire . Cosa ne pensate ?

Keep on swingin' ..... o meglio keep on bluesin' :-)

martedì 9 settembre 2008

Swing dance clubs in Milano - Locali dove ballare swing a Milano


Su indicazione del carissimo Franco pubblico gli indirizzi ed i siti internet di alcuni locali di Milano e dintorni dove è possibile ballare swing.

Clubs in the Milan area where to dance swing and lindy hop.

You can dance boogie-woogie and lindy-hop in Milan any saturday evening (sabato sera) at:

JUMPIN'JAZZ BALLROOM.
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Jumpin'Jazz Ballroom
Viale Monza 140 - Milano (first floor)
Subway M1 - Gorla -Turro
http://www.jumpinjazz.it/milano.htm
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Any tuesday evening (martedì sera) you can also dance swing, boogie-woogie and lindy at:
Adalberto wrote us that the traditional tuesday swing evening will be moved to sunday - check the Milwakee's website.

Adalberto ci ha comunicato che la tradizionale serata si martedì al Milwakee sarà spostata a domenica. Controllate il sito del locale !

MILWAUKEE 50' DINER
(Sometimes also sunday evening - Qualche volta anche domenica sera)
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Milwaukee 50' Diner
Via Brescia n° 1 - Superstrada Milano-Meda - near 'Castorama')
Varedo (MI) - (about 20 km. from Milano)
http://www.milwaukeediner.it
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Moreover, there is a meeting of a little group of lindyhoppers near Como (50 km. from Milano) any tuesday evening (martedì sera) (from 10 to 12 p.m.)
with lindyhoppers champions Vincenzo Fesi & Isabella Gregorio at:

SGRI AMERICAN BAR
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Sgri American Bar
Via alla Chiesa 4 - Maslianico (CO)
http://www.sgri.it
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lunedì 8 settembre 2008

La strada dello swing, di Billie Holiday

Puoi vestirti da capo a piedi di lustrini con le gardenie nei capelli, mille miglia lontano dalla più vicina canna da zucchero, e nonostante ciò sentirti ancora in mezzo alla piantagione, con lo stesso clima, gli stessi umori, le stesse regole. Guarda per esempio la Cinquantaduesima Strada intorno al millenovecentoquaranta: era considerata una cosa favolosa, la via dello swing la chiamavano, musica scatenata in centinaia di locali, la “nuova” nusica. Si permettevano di chiamarla nuova, tutti quei milioni di babbei, perchè nessuno di loro evidentemente si era mai spinto fino alla Centotrentunesima Strada. Se ci fossero andati avrebbero potuto conoscerla vent'anni prima. Quando alla fine questi visi pallidi arrivarono a digerire lo swing, un nuovo tipo di musica già si stava suonando in tanti posti di Harlem: quello stile che poi, dieci anni dopo, diventò a sua volta ' nuovissimo ' quando i ragazzi bianchi giù in centro riuscirono a ficcarsela nella zucca. Comunque sia, da un capo all'altro della Cinquantaduesima Strada avevano attaccato a fare swing a tutto spiano, ma non trovavi un viso nero in tutta la sua lunghezza eccettuato Teddy Wilson e me. Teddy suonava il piano negli intervalli al Famous Door, e io cantavo.

Non c'era da raccogliere cotone tra Leon & Eddie's e l'East River ma credimi, da qualunque punto di vista tu la guardassi, era vita da piantagione.


Billie Holiday, La Signora Canta il Blues, Universale Economica Feltrinelli.

sabato 6 settembre 2008

Benny Goodman al Palomar Ballroom di Los Angeles

L'orchestra aveva perso gran parte del mordente, quando nell'estate del 1935 si mise in viaggio per un giro di concerti da una costa all'altra degli Stati Uniti. Dopo i primi insuccessi cominciammo a pensare che forse lo swing non sarebbe mai diventato un fenomeno di massa. Allungare il buon vino degli arrangiamenti di Henderson con la troppa acqua dei banali motivetti cantati, per tentare di assecondare quelli che pensavamo fossero i gusti del pubblico, aveva rovinato tutto ciò che di buono era stato fatto l'anno prima. Il programma radiofonico Let's Dance sponsorizzato dalla National Biscuit Company, le prime incisioni, l'entusiasmo degli inizi sembravano svaniti. Nell'agosto del 1935, quando arrivammo a Los Angeles per l'ultimo concerto del tour, il morale di tutti era veramente a terra. ' Dopo il Palomar si va tutti a casa ' disse Goodman a Gene Krupa. Gene lo guardò negli occhi e non rispose. C'era qualcosa nell'aria quella sera.

Il concerto iniziò e dopo le prime note un gran numero di ballerini si precipitò nella pista. Tutti saltavano e si dimenavano sfrenati dimostrando di conoscere i nostri arrangiamenti. Quando venne il momento di suonare King Porter Stomp fu l'apoteosi. L'esecuzione fu quasi perfetta, tanto quanto fu impeccabile e magistrale quella registrata prima di lasciare New York per la costa ovest. L'arrangiamento di Fletcher Henderson conteneva tutti gli ingredienti che fecero dello swing un grande successo. Il forte sapore di Harlem riveduto e corretto quanto basta per poi essere venduto ad un pubblico vasto di bianchi e di neri.

Ma il vero segreto di quella notte al Palomar furono i ballerini. La fascia radiofonica della tarda sera che avevamo occupato con Let's Dance, ' per lo più non era ascoltata dagli abitanti della costa est che andavano a dormire prima, ma era ascoltata dalla California in prima serata. Quando andammo a suonare nella costa ovest, le folle di ballerini ascoltavano già da mesi gli arrangiamenti di Fletcher Henderson ed erano pronti ad accogliere il loro nuovo eroe ' (1). I ballerini volevano ascoltare la musica di qualità, e preferivano gli arrangiamenti migliori e più avanzati che l'orchestra avesse da offrire.

L'eco del successo si diffuse rapidamente. Dopo la California andammo a Chicago, al Congress Hotel dove avevamo un contratto per tre settimane ma restammo otto mesi. Il jazz stava diventando un fenomeno di massa che univa giovani bianchi e neri in una pista da ballo, e ' per qualche anno non ci fu musicista più popolare dell'occhialuto clarinettista di Chicago ' (2).

  1. G. Shuller – Il Jazz. L'era dello Swing, pag. 20 nota 36.

  2. A. Polillo – Jazz, pag. 469.


Swinging at the Savoy


Litograph by Adolf Dehn, 1941

giovedì 28 agosto 2008

Renato Guttuso: Boogie woogie



Renato Guttuso,
Boogie woogie, 1953, olio su tela, cm. 169 x 205
Mart, Museo d'Arte Contemporanea di Trento e Rovereto VAF Stiftung, Rovereto

Dal sito: http://www.italica.rai.it/



Elaborazione video di giulianopietra

ILHC 2008 - Lindy Hop Classic: Zack Richard & Carla Heiney



Primi classificati

giovedì 3 luglio 2008

Doriana & Paolo on the beach in Senigallia

Paolo Lanna e Doriana Galliano l'anno scorso sulla spiaggia di Senigallia

martedì 1 luglio 2008

Gruppo di ballo 7 - 8 di Firenze

La carrellata di video sulle realtà italiane delle danze swing prosegue con l'esibizione del gruppo di ballo 7 - 8 di Firenze

giovedì 26 giugno 2008

Carling Family @ 2Bed - Swing Crash 2008

Il primo video dello Swing Crash 2008 postato su YouTube
Niente male ragazzi ......

martedì 24 giugno 2008

Swing Talking

Vincenzo Fesi protagonista di un cortometraggio prodotto dalla TV irlandese


Play

Swinging in and out of love.

Duration 5'00''

Dance On The Box Films

domenica 18 maggio 2008

A Rimini i prossimi campionati italiani di lindy hop

Dal 27 giugno al 6 luglio in occasione dei campionati di danza sportiva

Dal 27 giugno al 6 luglio la Fiera di Rimini sarà invasa da oltre 20.000 atleti, tra i migliori anche in ambito internazionale, che si contenderanno i tricolori su ogni specialità della Danza Sportiva. tra cui anche il lindy hop che è una delle discipline riconosciute dalla FIDS.





Henric & Joanna and Vincenzo & Isabella

Henric & Joanna and Vincenzo & Isabella "Tutti Frutti" Lindy hop Performance in Oslo at Winterjump Camp 2008.


mercoledì 7 maggio 2008

Harlem Hot Shots - Basie Centennial Ball 2004

Harlem

In confronto a molti Newyorkesi, gli afroamericani non erano immigrati in America: erano lì da troppo tempo per essere considerati tali. Tuttavia non era permesso loro di integrarsi nella società a causa del razzismo.
Il primo tumulto razziale a New York fu nel 1712, ce ne fu uno nel 1935 e molti ce ne sarebbero stati negli anni 40. Perchè la gente nera andava a vivere ad Harlem?

Fortune Magazine aveva la seguente spiegazione: ' la prima risposta ovvia è che ci sono pochi altri luoghi dove essi vengono accettati; ma un'altra ragione è che ai neri piace Harlem. La maggior parte di loro diceva: preferirei piuttosto essere un lampione in Lenox Avenue che il governatore della Georgia '. Il politico nero Herbert Bruce rifiutò di assistere al Congresso del Partito Democratico nel 1936 poichè non voleva ' andare lontana da casa per essere trattato da Jim Crow '.

Non si mescolarono
Negli anni 30 i neri ed i bianchi normalmente non si mescolavano. Ricorda Al Minns: ' I neri difficilmente avrebbero mai lasciato Harlem; la maggior parte dei neri nati ad Harlem, fino alla seconda guerra mondiale raramente lasciava Harlem a meno che non andassero giù al sud; e molti pochi bianchi, a meno che non avessero degli affari, venivano ad Harlem, eccetto che per andare al Savoy, allo Small Paradise – ovunque ci fosse intrattenimento trovavi la commistione delle razze '.

Passeggiando sulla Settima Strada
La settima strada era un viale per lo struscio e il passeggio. Nessuno andava in strada senza apparire al meglio; tutti procedevano con calma, nessuno camminava velocemente. Al Minns ricorda: ' mi ricordo di quando ero un ragazzino nei primi anni 30 e fino alla seconda guerra mondiale, il sabato sera era una cosa multirazziale, bianchi, rossi, cinesi, ognuno poteva camminare su è giù per la via, si poteva andare ovunque, ma dopo la seconda guerra mondiale cambiò tutto. '
Cantanti come Le Andrews Sisters e Bing Crosby vevivano ad Harlem per raccogliere l'ultimo slang. I segregazionisti trovavano questo miscuglio scioccante e i moralisti vedevano i ballerini neri rozzi e sconvenienti.

La società di Harlem
Nei primi anni di questo secolo, potevi essere un cittadino importante ad Harlem se avevi un lavoro come conducente di pullman, ma nel 1940 dovevi essere istruito e lavorare come medico o essere nel servizio civile. In cima ai ranghi sociali di Harlem c'erano le poche professioni, come medici, legali, insegnanti e ufficiali di governo. A quei tempi c'erano 250 medici neri e 150 dentisti a New York. La vera gente di società viveva o in Strivers' Row o a Sugar Hill. Era molto più facile per un nero di carnagione chiara essere accettato in società, poichè molti guardavano male quelli che avevano la pelle più scura di loro.
Scrive Fortune: ' Un'ombra di colore non è una barriera assoluta nella società di Harlem, ma ad una festa formale, ad un ballo dato dagli Alcidians al Savoy, diciamo, o al Gay Northeasterners al Renaissance, probabilmente c'erano meno neri di pelle scura che di pelle chiara '. Chick Webb e le altre orchestre dovevano suonare i valzer a questi balli di società.

Gimme a pigfoot

' Le feste a pagamento (rent parties) cui presi parte, e che si tenevano la sera del sabato, erano spesso più divertenti di ogni locale notturno. Avevano luogo in appartamenti che Dio sa chi abitasse - perchè di rado ci abitavano gli ospiti - ma spesso il pianoforte era accompagnato da una chitarra, o da una cornetta scompagnata, o da qualcuno che capitava con un paio di tamburi.

Si poteva comprare per pochi cents della atroce acquavite di contrabbando, del buon pesce fritto e delle fumanti interiora. Ballo canzoni e improvvisate continuavano finchè l'alba sfiorava le finestre. Queste feste, che spesso erano definite "ricevimenti o balli intimi", si annunciavano di solito con manifesti vivacemente colorati, affissi alle porte degli ascensori. Quasi ogni sabato sera, quando abitavo ad Harlem, andavo a queste feste. Ci scrissi su decine di poesie e divorai quintali di pesce fritto e di zampe di maiale con i relativi rinfreschi. Vi conobbi cameriere e autisti di camion, operai e lustrascarpe, sarte e portieri. Ho ancora nelle orecchie le loro risate, la lenta, soffice musica; sento ancora tremare il pavimento mentre le coppie ballano ' (Langston Hughes, The Big Sea, Alfred A. Knopf, New York 1945; ed italiana: Nel mare della vita, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1948).

' Gimme a pigfoot ', una famosa canzone cantata da Bessie Smith offre una descrizione intensa e realistica dell'atmosfera di un rent party. Ecco le parole tradotte da Arrigo Polillo (in Jazz, Mondadori, 1997).




Su ad Harlem ogni sabato sera,
quando i negri si riuniscono l'ambiente è fantastico;
tutti si riuniscono per un ballo che dura tutta la notte,
e quello che fanno è 'tut!, tut!, tut!'.
La vecchia Hannah Brown che sta dall'altra parte della città
si riempie di whisky e si mette a ballare il breakdown;
e all'alba potete sentire la vecchia Hannah che dice:
' Dammi una zampa di maiale e una bottiglia di birra,
mandami in estasi amico, che non me ne importa niente;
ho proprio voglia di fare la matta,
dai da bere al pianista perchè mi sta deprimendo.
Ha del ritmo si', quando batte il piede,
mi manda dritta a dormire;
state bene attenti che non vi trovino i rasoi e le rivoltelle,
dobbiamo ballare tutti quando arriva il carrozzone [della polizia];
voglio una zampa di maiale e una bottiglia di birra;
mandami in estasi che non me ne importa niente; stendimi perchè non me ne importa.
Ballate lo shimmy fino a quando spunta il sole;
dammi una sigaretta di marijuana e un bicchiere di gin:
stendimi, perchè sono in peccato; stendimi perchè sono piena di gin '.

Mario Sabatino

Frankie Manning

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Frankie Manning

Frankie Manning (Jacksonville, 26 maggio 1914) è un ballerino statunitense. Ballerino di Lindy Hop, di cui è innovatore e coreografo, inizia a ballare ancora adolescente all'Alhambra Ballroom in Harlem, New York, per poi approdare al Savoy Ballroom, dove le più grandi orchestre swing degli anni '30 si sfidavano davanti a migliaia di ballerini scatenati.

Frankie muove i primi passi ispirandosi alla prima generazione di lindyhoppers, guidata da George "Shorty" Snowden e Leroy "Stretch" Jones, per poi acquisire il suo inconfondibile stile che gli ermetterà di sconfiggere i suoi maestri nelle agguerrite gare di ballo che si svolgevano al Savoy. È l'artefice di numerose innovazioni stilistiche, con le sue acrobazie e la tipica posizione del corpo con il busto inclinato in avanti.
Il Savoy Style è una sua creazione. Viaggiando per il mondo come coreografo e ballerino della compagnia Whitey's Lindy Hoppers, nel periodo che va dalla fine degli anni '30 ai primi anni '40 del secolo scorso, ha contribuito grandemente alla diffusione del lindy hop.

Sua è la famosissima scena di ballo nel film Helzapoppin' (1941), numerose le partecipazioni in film Mannhattan Merry-Go-Round (1937), Jittering Jitterbugs (1938), Hot Chocolates (1941), Radio City Revels (193?) Killer Diller (1948), Malcolm X (1992), Stomping at the Savoy (1993) e documentari (The Spirit Moves, Call Of The Jitterbug, 20/20 - Back into Swing 7/23/89 National Geographic: Jitterbug, Swingin' at the Savoy, Can't Top the Lindy Hop).

Negli anni '50, con il declino della danza swing, completamente soppiantata dal rock'n'roll, Frankie abbandona le scene e lavora come postino per oltre trent'anni. Nel 1987 all'età di 72 anni, incoraggiato dal Erin Stevens, riprende l'attività d'insegnamento e cura le coreografie di Black&Blue, messo in scena a Broadway. Nei primi anni 90 è consulente di Spike Lee per il film Malcom X.

Studiando le sue videocassette gran parte del lindyhoppers moderni hanno imparato i primi swing out ed il triplo passo. Chiunque balli il lindy hop porta dentro di sé qualcosa di Frankie Manning. Senza di lui il lindy Hop non sarebbe il ballo che conosciamo.

La grande depressione del 1929 e la nascita del Lindy Hop

In America, negli anni 20 si registrò un aumento enorme della produzione industriale e la crescita di profitti e dividendi. Albergò in molti la convinzione che la scienza e la tecnica sarebbero state in grado di risolvere ogni male, ed avrebbero garantito in breve tempo benessere, prosperità e sicurezza economica a tutti. Vi fu una assoluta fiducia nell'individualismo e nel totale liberismo economico.
Dopo la fine della prima guerra mondiale si manifestò in Europa una ripresa delle attività produttive nel campo dell'industria e soprattutto della produzione agricola. Negli Stati Uniti, a seguito della riduzione della domanda di prodotti agricoli dall'Europa, i prezzi delle derrate presero a precipitare a causa dell'enorme accumulo di scorte rimaste invendute. Tonnellate di grano e caffè, furono distrutte allo scopo di farne salire il prezzo. In tali condizioni l'agricoltore americano fu costretto a ridurre le sue spese, e di questo risentì l'industria che non riusciva a collocare i prodotti sul mercato, sebbene i prezzi fossero progressivamente diminuiti. I contadini non parteciparono all'ondata di benessere del dopoguerra. Inoltre la distribuzione della ricchezza era molto diseguale. Negli Stati Uniti dell'epoca 200 individui disponevano di un reddito di 1 milione di dollari all'anno o più, ma l'86% dei redditi personali era al di sotto dei 200 dollari.
In quegli anni Charlot, in "Febbre dell'oro" e "Tempi moderni", denunciò silenziosamente la barbarie di un mondo di disoccupati e vagabondi e protestò contro il mondo del capitale e la disumanità della produzione a catena.
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Ecco cosa scrisse Ford ne "La mia vita e la mia opera, (editrice Apollo, Bologna 1925) sulla produzione a catena: Dividere e suddividere le operazioni, tenere il lavoro in movimento: queste sono le chiavi della produzione. Il preciso risultato dell'applicazione di queste massime è la riduzione della necessità di pensiero da parte degli operai e la eliminazione di ogni loro movimento superfluo. L'operaio deve fare possibilmente una cosa sola con un solo movimento.
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Giovedi 29 ottobre 1929 la clamorosa caduta delle azioni e dei titoli alla Borsa di new York segnò l'inizio di quella che fu chiamata la "grande depressione". Il mercato fu invaso da un'ondata di panico che portò al crollo di tutti i titoli in Borsa, al fallimento ed alla rovina di migliaia di imprenditori e risparmiatori. Alla fine di quel tragico mese di ottobre, gli americani persero quaranta miliardi di dollari. I disoccupati si contarono a milioni: 8 milioni nel 1930, 13 milioni nel 1933.
In proporzione i disoccupati neri furono i più numerosi. Si è calcolato che nel 1932 il 65% dei neri in grado di lavorare, fu costretto a ricorrere alla pubblica assistenza. Un blues dell'epoca ci da' un quadro della situazione:

It's hard time here, hard time everywere,
It's hard time here, hard time everywere,
It's hard time here, hard time everywere,

I went down to the factory where I worked for years,
I went down to the factory where I worked for years ago,
And the boss man tol' me that I ain't comin' here no mo',

And we have a little city that they call down in Hooverville,
We have a little city that they call down in Hooverville.
Times have got so hard, people, they ain't got no place to live.

[le Hooverville, così chiamate "in onore del presidente degli Stati Uniti Hoover, erano delle baraccopoli costruite con materiali di fortuna]

(tratto da Jazz, di A. Polillo)

Non andò sicuramente meglio ai musicisti neri. Il jazz era una musica ancora destinata alla minoranza nera ed i neri subivano pesanti discriminazioni razziali. Molti grossi calibri della scena jazzistica dell'epoca attraversarono l'Atlantico per approdare nella più accogliente Europa, in particolare in Francia ed Inghilterra, dove trovarono un pubblico entusiasta e meno incline alla discriminazione per motivi di razza. Brahms, Dvorak, Ansermet, Stravinsky, Ravel, si entusiasmarono ascoltando il jazz; gli intellettuali europei furono affascinati dai ritmi e dalle danze dei neri afroamericani. Duke Ellington, Louis Armstrong, Noble Sissle, Coleman Hawkins, nel corso dei loro più o meno lunghi soggiorni nel vecchio continente, lasciarono importanti testimonianze che trovarono terreno fecondo ed una nutritissima schiera di appassionati.
Negli anni della grande depressione, New York ebbe un milione e mezzo di disoccupati, tra questi un gran numero musicisti, di cui una buona parte proveniva da Chicago, dove la polizia aveva chiuso quasi tutti gli speakeasies.
In questa situazione socio economica, il Savoy Ballroom, una delle poche imprese redditizie di Harlem, ebbe l'opportunità di scritturare a poco prezzo, delle buonissime orchestre che ingaggiarono le cosiddette battaglie del jazz, davanti ad un pubblico entusiasta di ballerini. Il Savoy Ballroom, frequentato dalla gioventù nera di Harlem, era una bellissima sala da ballo con una pista lunga oltre settanta metri e larga quindici. Il prezzo d'ingresso era popolare (circa mezzo dollaro per una serata) ed i musicisti ricevevano come compenso il minimo sindacale, che per l'epoca era comunque una buona paga.
In questo ambiente esplose il fenomeno del Lindy Hop, che originariamente si ballo' quasi esclusivamente al Savoy (di qui la denominazione Original Lindy Hop Savoy Style). Dopo qualche anno, con l'avvento dell'era dello swing, il Lindy Hop divento' una vera e propria mania, ed i suoi seguaci, i cosiddetti Jitterbugs, misero a soqquadro per oltre un decennio le sale da ballo con le loro evoluzioni acrobatiche ed i movimenti scatenati.
Il primo grande ballerino di Lindy Hop fu Shorty George Snowden, che secondo la leggenda, confermata anche dai racconti di Frankie Manning, diede il nome al ballo. Nel 1928 a New York si svolse una maratona di danza, quasi in concomitanza con la storica trasvolata di Lindberg (soprannominato Lindy) sull'Atlantico (Hop - balzo, salto), che colpì grandemente l'immaginario collettivo dell'epoca. Shorty George Snowden ad un certo punto improvvisò alcuni passi secondo uno stile in voga ad Harlem, ed alcuni gli chiesero di cosa si trattasse; allora Shorty, dopo averci pensato un momento, rispose: <<"I'm doin' the Hop...the Lindy Hop">>.
Il Lindy Hop fu sin dall'origine una danza sociale di evasione, espressione genuina dell'istinto nero, puro ritmo ed energia, difficilmente imbrigliabile nei tecnicismi e negli schemi classici, propri di altre danze e differenti culture.

Nel 1932 Roosevelt fu eletto presidente degli Stati Uniti e si trovò ad affrontare una situazione disperata. La politica di Roosevelt fu quella di sostituire l'inazione delle precedenti amministrazioni (lasseiz faire) con l'azione e l'intervento, che si sostanziarono nel deciso ingresso della mano pubblica in campo economico e sociale.
Tuttavia, i neri non furono tra i primi a beneficiare degli indubbi progressi economici e sociali del "New Deal" di marca roosveltiana. Un blues dell'epoca cosi recitava:

Now I'm gettin' tired of sittin' around,
I ain't makin' a dime, just wearing my shoe-sole down,
Now everybody's cryin' "let's have a New Deal"
Cause I've got to make a livin' if I have to rob or steal.

Now I ain't made a dime since they closed down the mill,
I'm sittin' right here waitin' on that brand New Deal

Traduzione (da Jazz, di A. Polillo):
Ora comincio a stufarmi di stare seduto ad aspettare qua e là,
non guadagno un soldo, consumo soltanto le suole delle scarpe,
ora tutti dicono: "Dobbiamo avere un New Deal",
perchè io devo pur vivere, a costo di rapinare o di rubare.

Non sto guadagnando un soldo da quando hanno chiuso la fabbrica,
ora me ne sto qui seduto ad aspettare questo benedetto New Deal.

Roosevelt con la sua politica rimise in moto l'economia degli Stati Uniti. Aiuto' gli agricoltori a vendere ad un prezzo remunerativo i prodotti della terra mettendoli in condizione di acquistare i manufatti dell'industria. Emano' leggi in difesa dei lavoratori ed a salvaguardia dei diritti sindacali, leggi che introdussero strumenti di protezione sociale contro la disuccupazione, provvedimenti per la costruzione di abitazioni decorose per le famiglie a basso reddito, misure a tutela del risparmio ed in difesa delle industrie strategiche (petrolio e carbone), azioni concrete per lo sviluppo delle aree depresse. Lo Stato si fece carico anche delle esigenze e dei bisogni delle classi sociali più deboli.
Intanto cominciò a prendere forma il movimento musicale e culturale che portò all' Era dello Swing. Lo swing divenne un vero fenomeno di massa che investì tanto i bianchi quanto i neri, fu forse il primo fenomeno sociale veramente trasversale nella storia degli Stati Uniti dalla fine della segregazione razziale.

Mario Sabatino


Bibliografia:
Arrigo Polillo, Jazz, ed. 2001, Milano, Mondadori
F. Catalano, Stato e società nei secoli, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1968
H.C. Hoover, in R. Hofstadter, Le grandi controversie della storia americana, Opere Nuove, Roma, 1966
H. Ford, La mia vita e la mia opera, Editrice Apollo, Bologna, 1925
D. Thomson, Storia d'Europa dalla Rivoluzione francese ai giorni nostri, feltrinelli, Milano, 1961
F.D. Roosevelt, in F. Mancini, L'età di Roosevelt, Il Mulino, Bologna, 1962
H. Wallace, in F. Mancini, L'età di Roosevelt, Il Mulino, Bologna, 1962
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